l diritti fondamentali dei ragazzi dai 13 ai 18 anni nel praticare qualsiasi sport:
✅ diritto di divertirsi nel praticare lo sport che amano
✅ diritto di crescere e migliorare imparando ad affrontare le difficoltà
✅ diritto di avere i propri tempi di crescita e di apprendimento
✅ diritto di essere un campione, ma anche di non esserlo
Questo non lo dico io, ma una apposita Commissione dell’O.N.U. che nel 1992 ha pubblicato la Carta dei diritti dei ragazzi allo sport.
🔹Sia sereno nell’andare a fare sport
🔹Crei una relazione piacevole e al tempo stesso sfidante con allenatori e compagni
🔹Riesca a riconoscere le sue potenzialità e i suoi limiti, imparando a valorizzare le prime e superare i secondi
🔹Si diverta e al tempo stesso percepisca un percorso di crescita
Lo so che sembra impossibile riuscire ad ottenere tutto questo, eppure esiste un metodo che permetterà a tuo figlio di raggiungere tutti questi obiettivi, in modo naturale e senza grandissimi sforzi.
Purtroppo le statistiche sono impietose: nel 2012 la Società Italiana di Pediatria nella sua indagine su Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti ha stabilito che il 40% dei ragazzi tra i 13 e i 18 anni molla il proprio sport, finendo con il non fare più alcuna attività sportiva.
Puoi immaginare quanto possa essere spiacevole per tuo figlio se tra 1-2 anni dovesse decidere di smettere a causa di motivazioni che spesso noi adulti reputiamo banali. E come ti sentiresti tu, sapendo che in realtà esistono soluzioni semplici ed efficaci che possono non solo aiutarlo nel prevenire questa situazione, ma anche migliorare davvero la qualità dei suoi allenamenti e amplificare il piacere che proverà nel praticare lo sport che ama?
Prima di spiegarti quali possono esser queste soluzioni, è importante che tu sappia che il primo passo dovrai farlo tu, dando piena fiducia a tuo figlio ed essendo profondamente convinto che abbia tutte le potenzialità per riuscire a divertirsi nel praticare lo sport e la passione che tanto ama, togliendosi anche le soddisfazioni che merita.
Se ti starai chiedendo cosa c’entri tu, visto che lo sport lo deve fare tuo figlio, devi sapere che ogni figlio crede ciecamente nei propri genitori: tu sei la prima fonte di ispirazione e fiducia e il primo modello di riferimento comportamentale (si, anche quando non lo ammettono e anzi fanno di tutto per ribellarsi e fare il contrario di quello che dici!)
Spesso non ne sono totalmente consapevoli neanche loro, ma la maggior parte delle volte regolano le loro aspettative in base ai comportamenti dei genitori. Se un ragazzo è in difficoltà e i genitori non agiscono proponendo delle soluzioni che risultino efficaci, si convincerà che probabilmente è giusto lasciare quella attività, perché non fa per lui. Ma dopo qualche anno tornerà con la mente a questo periodo con tristezza e malinconia, pensando che forse sarebbe valsa la pena continuare a coltivare la sua passione invece di averla mollata così presto.
Tu puoi essere colui che fa la differenza in questa sua scelta, proponendogli una soluzione che lo aiuterà a trovare il suo equilibrio e a gestire i problemi che sta affrontando in questo periodo e che lo hanno messo in crisi (o lo metteranno a breve).
Hai mai pensato che potresti passare da essere quello con cui quando chiedi “come va il tuo sport?” ti risponde “bene...” e poi si chiude in camera, alla persona con cui tuo figlio si confida più volentieri, parlando di tutto?
Si, perché noterà che nel momento di difficoltà tu c’eri e hai saputo non solo ascoltare, ma anche trovare una soluzione al problema che lo affliggeva e che sembrava impossibile da risolvere! E se gli risolvi questo problema, da chi pensi che andrà a parlare quando avrà altri problemi, che possono essere tipici dell’adolescenza? Proprio da te, perché gli hai dimostrato con un’azione concreta e importante quanto tieni a lui quanto puoi essere in grado di aiutarlo.
E così salvando la sua attività sportiva non solo fai crescere un ragazzo più sano fisicamente e mentalmente, ma rinforzi anche il legame tra di voi e ti dai la possibilità di guidarlo in altre fasi delicate della sua vita, perché sarà già predisposto a parlarti e a fidarsi di te.
Vuol dire che se lasci le cose così, tuo figlio ha solo 1 possibilità su 2 di continuare l'attività sportiva. C'è quindi un'altissima probabilità che passi il resto dell’adolescenza sul divano, davanti a TV, cellulari, tablet... e anzi dovrai quasi sperare che tuo figlio voglia restare in casa e non andare in giro il pomeriggio e la sera con chi sa chi a fare chi sa cosa... ma ovviamente vorrà uscire, perché tuo figlio avrà energie accumulate, avrà stress, avrà frustrazioni, e avrà voglia di socializzare, stare con coetanei, esattamente come era prima di abbandonare lo sport. L’unica cosa che sarà cambiata sarà la valvola di sfogo che era lo sport: sfogo fisico, ma anche sociale ed emotivo.
La triste verità è che spesso i ragazzi utilizzano la scusa della scuola per mollare, perché è l’alibi più accettabile: ripetono a se stessi e chi gli sta vicino la storiella “avrei tanto voluto continuare con lo sport, ma purtroppo la scuola è impegnativa e viene prima di tutto”.
Attenzione: non sto dicendo che la scuola non sia fondamentale per i ragazzi. Sicuramente è un elemento davvero importante, ma il modo di conciliare tutto esiste, e nel metodo ADOLESCENTI VINCENTI scoprirai esattamente come farlo.
La realtà è che è davvero raro sentir dire “ho smesso perché non mi sentivo abbastanza bravo”, oppure “ho smesso perché non sono riuscito ad entrare in relazione con l’allenatore o i compagni”.
Infatti uno studio del 2012 pubblicato sulla prestigiosa rivista americana “The Sport Psychologist” dimostra come anche solo la relazione personale con il tuo allenatore può cambiare drasticamente l’efficacia del tuo allenamento sia in termini di divertimento che di crescita.
Lo so che spesso la prima cosa che viene in mente è “provo a spiegare qualche esercizio che conosco, di cui ho sentito parlare, che ho letto da qualche parte o che ho addirittura provato personalmente. Male non gli può fare, magari inizia da subito a migliorare. Mi posso rivolgere ad un professionista in un secondo momento”. Il problema è che questa strada raramente si dimostra funzionale: infatti qualsiasi esercizio o tecnica non studiata e costruita esattamente su misura per tuo figlio potrebbe risultare di difficile applicazione, o troppo noiosa, o totalmente inefficace. E quale sarà la conseguenza? Che tuo figlio si sentirà ancora più inadeguato e ancora più convinto di essere lui il problema, di essere troppo stupido, insicuro, limitato, soprattutto se l’attività proposta è già stata utilizzata da qualcun altro e ha funzionato. Perché sicuramente quello che proporrai non sarà un esercizio sbagliato, ma potrebbe essere un esercizio che non lega bene con tuo figlio. Se dovesse accadere questo, riuscire a farlo uscire da questa rete di convinzioni negative diventerebbe sempre più difficile e il ragazzo potrebbe non avere voglia di rimettersi in gioco in nuovo percorso, seppure con un professionista. Quindi non solo sarà difficile notare miglioramenti, ma spesso la situazione peggiora drasticamente con grosse difficoltà nel farla rientrare.
Spesso per motivare o stimolare la riflessione nei tuoi figli, potresti cercare di utilizzare il racconto della tua esperienza o dell’esperienza di qualcuno che conosci, come un fratello, uno zio, o un atleta più grande o famoso, per fare capire come questa persona abbia affrontato e superato le difficoltà. Il problema di questi racconti è che, se non fatti nella maniera giusta, il protagonista non viene visto come un modello da seguire e di cui ricopiare i comportamenti, ma come un eroe che è riuscito a superare le difficoltà grazie a grandi capacità, che tuo figlio non sente di avere, altrimenti non sarebbe in questa situazione. Quindi si crea ancora più distacco tra la figura di chi “ce l’ha fatta” e tuo figlio, che invece non riesce ad affrontare la situazione.
Il ragionamento alla base di questo principio è sacrosanto: di solito infatti l’idea corretta è che lo sport sia una palestra di vita, e che risolvere i problemi in un ambito ristretto aiuterà ad imparare a gestirli e risolverli in tutte le altre situazioni della vita. Insomma affrontare questa difficoltà da solo sarà formativo e servirà da insegnamento nella vita. Ribadisco che il concetto è nobile e il ragionamento fila. C’è solo un piccolo problema: se finora non è riuscito da solo, vuol dire che non ha gli strumenti per farlo, o ancora più probabile ha gli strumenti ma non sa come usarli. Immagina di portare tuo figlio ad un corso di sopravvivenza: lo lasceresti in Siberia a -10°, senza strumenti e senza qualcuno che lo accompagni per mostragli le strategie più efficaci per la sopravvivenza? Probabilmente sarebbe una scelta un po’ estrema che dubito faresti. Nel nostro caso la situazione è la stessa: ovviamente non è in gioco la vita di tuo figlio, ma la sopravvivenza dello sport o della qualità della vita, quella sì. E io ritengo che tuo figlio ha diritto e merita un professionista che gli stia un passo accanto in questo percorso, per mostrargli come affrontare le difficoltà e per fornirgli quegli strumenti che poi resteranno a lui, e potrà utilizzare in tutte le altre occasioni di difficoltà che incontrerà nella vita.
Se non sei ancora mai andato a parlare con l'allenatore, allora assolutamente: fallo subito! Ma andare a parlare per "risolvere le cose", senza che ci sia una strategia e un lavoro prima, può essere pericoloso: come prima cosa non devo spiegarti certamente io che questa scelta metterebbe in fortissimo imbarazzo tuo figlio. Non solo, ma evidenzierebbe ai suoi occhi il non essere in grado di affrontare e risolvere i problemi, così da avere sempre bisogno di qualcuno che intervenga per aiutarlo. Al contrario la scelta di lavorare con un professionista deve avere come unico grande principio quello di rendere l’atleta sicuro di sé e il più possibile indipendente. Infatti seguendo il percorso ADOLESCENTI VINCENTI nessuno risolverà il problema se non lo farà l'atleta stesso. La differenza è che gli verranno dati tutti gli strumenti affinchè possa risolversi il problema da solo. Se adesso stai pensando “va bene, ma posso sempre parlare con l’allenatore di nascosto”, purtroppo anche questa è un’idea che tendenzialmente ti sconsiglio: in fondo se tuo figlio sta riscontrando determinati problemi, fare in modo che l’allenatore metta una pezza, può avere senso nel brevissimo periodo, ma se l’atleta non è dotato di strumenti per gestire le difficoltà, il problema sarà solo rinviato, per poi ripresentarsi a breve, ancora più grande e pesante.
Sicuramente ti potrebbe capitare di pensare “se mio figlio ha problemi di testa, lo porto dallo psicologo”. In questo caso l’errore non è nella scelta, ma nella consapevolezza del problema. Mi spiego meglio. Lo psicologo ritengo sia una figura molto importante e può sicuramente rappresentare un valido aiuto nel supporto di un adolescente, ma uno sportivo adolescente con difficoltà non ha “problemi di testa”, semplicemente non riesce a gestire al meglio la complessità del suo mondo, combinato con il mondo sportivo. Collegare le difficoltà sportive ad un intervento dello psicologo potrebbe far crescere nel ragazzo l’idea di avere un problema, anzi di essere un problema, per quanto io ritenga fortemente sbagliata l’associazione psicologo-problema.
Il vero punto chiave è che psicologi con vasta esperienza nel mondo dello sport ce ne sono davvero pochi. Gli adolescenti che sono in difficoltà nel loro ambiente sportivo hanno bisogno di una figura che conosca a fondo lo sport e abbia gestito per anni le dinamiche di spogliatoio, le squadre e i gruppi al loro interno, e che si concentri sull’insegnare ad affrontare e gestire al meglio tutte le possibili situazioni di crisi che si possono verificare negli allenamenti o alle gare.
L’ideale sarebbe quindi avere una figura di allenatore mentale che per più di 20 anni è stato anche allenatore sportivo, allenando e gestendo squadre di primissimo livello...
Lascia che mi presenti: sono Danao Leggio e dal 2001 lavoro con atleti e sportivi di tutte le età e di tutti i livelli per metterli nelle condizioni di praticare lo sport che amano nelle migliori condizioni possibili. Sono un mental coach ma anche un tecnico sportivo, e in entrambi i ruoli dedico le mie attenzioni principali al benessere della persona che c’è dietro l’atleta. Dopo tanti anni nel mondo dello sport mi sono accorto di come l’agonismo esasperato lasciasse delle cicatrici profonde spesso anche negli atleti che vincono, non solo in quelli che perdono. Ho capito quindi che il ruolo che faceva per me non era quello di essere complice di questo processo. Io volevo aiutare tutti gli atleti ad essere persone migliori, più felici, più equilibrate, e solo in seguito cercare di spingere per raggiungere anche obiettivi agonistici importanti. I numerosi risultati raggiunti in campo nazionale ed internazionale hanno dimostrato che mantenere questo equilibrio non solo è possibile ma aiuta anche a mantenere i risultati nel tempo, oltre a ridurre drasticamente la percentuale di atleti che smettono perché poco motivati o perché si sentono all'improvviso fuori posto in quello che è stato fino a un attimo prima il loro mondo.

❗ Deve conciliare la scuola con lo sport, e spesso viene costretto a fare delle scelte o delle rinunce importanti in uno dei due ambiti
❗ Deve sgomitare per inserirsi e farsi accettare in un gruppo in cui ognuno ha obiettivi, capacità, voglia ed energie diversi
❗ Deve gestire gelosie, invidie e tutte quelle dinamiche relazionali particolarmente complicate a quell’età
❗ Deve rimodulare continuamente i propri obiettivi e gestire le frustrazioni ad esempio a seguito di passaggio di categoria
❗ Deve gestire le proprie emozioni che non gli permettono di rendere al massimo in gara
❗ Deve imparare a bloccare la propria mente quando inizia a elaborare pensieri spesso inefficaci e anzi controproducenti
❗ Deve adattarsi ai ritmi e alle modalità di lavoro dell’allenatore, anche per le attività che gradisce meno
❗ Vuole raggiungere il massimo risultato che gli permettono le sue capacità, qualunque esso sia. Per i ragazzi non è importante vincere a tutti i costi, ma restano profondamente delusi quando hanno una prestazione sottotono rispetto a quello che sanno di poter esprimere.
❗ Devono gestire le emozioni proprie e quelle di chi gli sta vicino, perché non vogliono deludere i genitori, l’allenatore, i compagni ecc.

👉 Probabilmente lo volevi far crescere in un contesto sano in cui fare attività fisica e in cui conoscere altri coetanei
👉 Forse volevi anche stimolarlo con un po’ di sano agonismo, perché imparasse a conoscere e superare i suoi limiti e a porsi obiettivi ambiziosi
👉 Da piccolo tuo figlio è rimasto folgorato da questo sport e non hai potuto fare a meno di farglielo praticare, notando che inizialmente giorno dopo giorno il suo entusiasmo per quello sport cresceva sempre più
❇️ Evitare gli errori ricorrenti che puoi commettere come genitore, soprattutto quando vuoi agire a fin di bene per aiutare tuo figlio
❇️ Permettere a tuo figlio di avere degli strumenti solidi per affrontare le difficoltà dell’essere un atleta adolescente, con tutto ciò che comporta (relazioni, scuola, tempo libero, ecc)
❇️ Dare la possibilità a tuo figlio di vivere lo sport con gioia e piacere, divertendosi mentre cresce e impara a gestire ed affrontare le difficoltà
1️⃣ Come capire quale sia la “giusta mentalità” e come strutturarla. Innanzitutto sfatiamo un mito: la mentalità migliore non è quella che ti spinge a voler vincere a tutti i costi, o quella che ti aiuta sempre a rialzarti e combattere con infinita energia. Non che siano mentalità sbagliate. Solo che sono giuste per determinate persone e non per altre. Esistono tanti altri tipi di mentalità che possono essere efficaci per tuo figlio, ad esempio la mentalità “decrescita”, o quella “conoscenza”. Avere un certo tipo di mentalità non vuol dire essere più o meno facilitato nel raggiungimento di un risultato o di un certo tipo di carriera. Invece ciò che è sicuro è che vivere la propria passione con la mentalità sbagliata, intesa come quella non adatta a sé, porta a una crescita limitata, tanto stress, e forti possibilità di abbandono. Un’intera sessione del percorso è dedicata proprio a comprendere quale sia la mentalità giusta per tuo figlio e come strutturarla, rinforzarla e viverla, in maniera tale che sia un punto di forza e una spinta per sé e per chi gli sta intorno.
2️⃣ Come instaurare un ciclo di azioni virtuose senza essere schiavo di alibi, procrastinazione e insicurezza. Tutte le azioni di tuo figlio derivano dal modo in cui lui vede se stesso in relazione agli altri e a come vorrebbe essere o diventare, solo che lui non ne è consapevole. Questo porta spesso a paragoni, anche inconsapevoli, che generano convinzioni a volte errate e demotivanti. Per questo è fondamentale fare in modo che l’immagine che ha di sé sia il più possibile allineata alla realtà, senza distorsioni. Anche analizzare il contesto e la realtà che lo circonda è fondamentale. Imparare a vedere le cose con lucidità e nella giusta prospettiva, pianificando le azioni e condizionando i propri pensieri in maniera positiva, attraverso un metodo rigoroso, è l’obiettivo del secondo incontro del percorso.
3️⃣ Come costruire abitudini vincenti per sé, non per le medaglie. Voler vincere medaglie non è un desiderio da rimproverare o qualcosa di cui vergognarsi. In fondo è il sogno di ogni atleta, inutile girarci intorno. Ciò che davvero bisogna arrivare a comprendere è come fare perché il percorso sia “sano” il più possibile. Questo lo faremo nel terzo incontro: analizzeremo qual è la modalità con cui tuo figlio affronta la realtà, con che filtro guarda il mondo intorno a lui e con quali strategie mentali e comportamentali affronta le difficoltà. In base alle sue caratteristiche elaboreremo una serie di abitudini che lo portino a gestire in modo più equilibrato i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue azioni, e ad affrontare in maniera più efficace e più serena gli ostacoli che incontra. In questo modo vincere le medaglie sarà solo una parte importante di un percorso di crescita sano ed equilibrato, e non un obiettivo a cui arrivare a tutti i costi, rischiando di generare frustrazioni e infelicità.
4️⃣ Verifica e accompagnamento nella strutturazione delle abitudini: Costruire abitudini non è mai banale nè scontato. L’impegno da solo non basta, occorrono le condizioni ottimali, la voglia di mettersi in gioco e anche la consapevolezza di poter sbagliare. Per questo nel quarto incontro si proverà nel concreto quanto siano state messe a punto e quanto siano state “memorizzate” dalla mente di tuo figlio le abitudini elaborate nel terzo incontro, e ovviamente la loro efficacia, reale e percepita.
5️⃣ Imparare a comunicare con se stessi in maniera efficace. Tutti noi abbiamo una comunicazione interiore, e sicuramente tuo figlio non è da meno. Solo che a volte non ne è minimamente consapevole. Spesso non è consapevole perché sovraccarico di pensieri distraenti, ma molte volte può capitare che non si accorga di comunicare con se stesso perchè non usa le parole, ma immagini, sensazioni, percezioni... che creano pensieri e suggestioni reali, ma che sono più difficili da controllare rispetto alle parole perché avvengono su un piano più astratto. Nel quinto incontro analizzeremo approfonditamente quali sono i canali comunicativi preferenziali di tuo figlio, e in base a questi elaboreremo un sistema che permetta di veicolare la comunicazione per fare sì che sia efficace e trasmetta informazioni positive e potenzianti.
6️⃣ Arrivati a questo punto del percorso, tuo figlio avrà costruito un livello di consapevolezza abbastanza forte per iniziare a capire nel suo ambito cosa può migliorare, e come poterlo fare. Per riuscire in questi due passaggi esistono degli esercizi pratici che potranno davvero cambiare la vita sportiva di tuo figlio, donandogli quell’equilibrio e quella serenità che gli atleti adolescenti difficilmente hanno. Questo attraverso esercizi di autoanalisi, creatività e problem solving su misura per ragazzi di 13-15-18 anni. Oltre al mondo interiore, l’equilibrio va creato anche con il mondo esterno: determinati esercizi permetteranno anche di comprendere come gestire la scuola, gli impegni e anche eventualmente le relazioni con gli altri.
7️⃣ Esercizi di concentrazione durante la gara. Imparare a gestire le difficoltà nei momenti importanti di una gara non è fondamentale solo per riuscire a vincere gare o partite. Essere concentrati, sviluppare strategie adeguate alle situazione che deve affrontare è il modo migliore per rinforzare l’autostima e il senso di efficacia di tuo figlio. Per questo nel settimo incontro imparerà alcuni esercizi fondamentali per mantenere la lucidità e la concentrazione anche in situazioni di forte stress. Perché se non è fondamentale che diventi un campione, è invece davvero importante che impari a sentirsi sempre all’altezza della situazione e mai fuori luogo o incapace.
8️⃣ Conclusione e costruzione di una routine e di una struttura mentale e comportamentale solida. Questo sarà l’incontro in cui si elabora tutto il percorso, si verifica quanto appreso e si costruisce una struttura che tuo figlio manterrà poi a lungo e in maniera autonoma. È uno degli incontri più importanti perché non solo sarà fondamentale per fissare tutti gli argomenti, chiarire dubbi e approfondire tematiche. Sarà anche il punto di partenza operativo in cui finalmente tuo figlio potrà imparare a mettersi completamente in gioco in maniera autonoma, così da iniziare a sentirsi forte e indipendente.
Ci tengo molto a diffondere l’idea che praticare sport è un momento davvero importante per i ragazzi e gli adolescenti, per formare il fisico ma anche e soprattutto il carattere e la personalità che possa permettere loro di affrontare poi tutta la vita che avranno davanti.
Sono stato sempre in forte disaccordo con chi ritiene che sei fai sport agonistico devi vincere per forza, altrimenti sei un perdente. Tra perdere ed essere perdenti c’è una grandissima differenza, e la differenza la fa appunto la mentalità e le priorità che ognuno di noi si dà. Esserne consapevoli è il primo passo.
La mia missione è riuscire a far uscire gli atleti adolescenti da questo dualismo tra “chi vince” e “gli sfigati”. Si può essere “sfigati” anche se si vince (dove questo termine riassume il senso di come ci si possa sentire infelici, stressati, sovraccarichi, frustrati). E si può essere vincenti anche senza mille medaglie, imparando a dare il massimo, vivendo con determinazione le sfide e imparando a superare i propri limiti personali, non quelli imposti dall’esterno. Questo non vuol dire perdere ed essere felici, non vuol dire rassegnarsi, ma vuol dire fare un percorso per imparare a conoscersi e ad apprezzarsi con i propri limiti ma soprattutto con le proprie peculiarità.
Sta a te la scelta, se adesso aiuti tuo figlio potrai diventare il suo punto di riferimento, potrai sapere cosa gli succede e aiutarlo nei momenti di difficoltà, in quelli che sta vivendo adesso ma anche in quelli che potrà avere in futuro.
Ti avviso però: non metterci troppo, perché chi sceglie questo percorso ha diritto ad avere le mie massime attenzioni. Per questo non prendo mai troppe persone alla volta, e raggiunto il numero massimo non riaprirò il programma tanto presto.
Fai la scelta più giusta e lungimirante per tuo figlio, inizia ora il percorso ADOLESCENTI VINCENTI.
Tuo figlio si fida di te, fai la scelta giusta per lui.
Ti aspetto!
Coach Danao Leggio
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coachdanao@allenamentivincenti.it